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mercoledì 27 maggio 2015

La magia della piastra refrattaria, e la pizza è come quella del ristorante!



Un mio caro amico, Andrea, mi ha fatto un regalo bellissimo! Lui, che è un sardo specializzato in artigianato sardo e lavorazione di materie prime di alta qualità, mi ha dato in dono una pietra refrattaria, ovvero una lastra di pietra rettangolare che sta perfettamente dentro il forno elettrico di tutte le cucine e cambia completamente la cottura in forno. Infatti i tipici prodotti da forno, come pane, pizze e piadine, se messi a contatto di questa pietra rovente, subiscono una cottura eccezionale ed è come averle comprate dal panettiere o aver preso la pizza al ristorante. Insomma, very professional!!! 

La piastra refrattaria è una lastra di pietra da mettere nel forno elettrico che cambia completamente la cottura di pizze, pane, focacce e piadine. Infatti escono dal forno fragranti, leggere, croccanti sotto, in poco tempo e in maniera uniforme. Costa pochissimo e si pulisce facilmente. Per saperne di più clicca su:  http://www.alart.it/2068-piastre-per-pizza
Come impasto per la mia pizza (vi segnalo una dose per due persone) ho usato 300 grammi di farina biologica, divise così: 200 grammi di farina di farro, 100 grammi di farina di frumento integrale, un lievito madre attivo della Ruggeri con cui mi trovo benissimo perché lievita perfettamente e non gonfia la pancia, due cucchiai di olio evo, un cucchiaino di sale fino iodato, 180 ml di acqua tiepida. Un impasto che ho fatto lievitare per 3 ore buone sfruttando ancora una volta la pietra usando il forno come camera di lievitazione. Mi è bastato accenderlo prima tenendo la temperatura di 35°, in questo modo la piastra si è appena intiepidita ma, grazie al suo potere di trattenere il calore a lungo, mi ha fatto lievitare l'impasto che è una bellezza! Ma ovviamente il momento clou è stato la cottura della pizza

Il mio lievito per pizze e pane: lievito madre attivo Ruggeri, fatto con lievito madre di germe di grano. Gonfia perfettamente ogni impasto, e non irrita la pancia in fase di digestione.
Dopo averla condita con la salsa di pomodoro e origano e qualche pizzico di sale, l'ho messa in forno pre-riscaldato per 3 minuti. Come mi ha consigliato l'espertissimo Andrea, ho acceso il forno in modalità ventilata al massimo della temperatura (250°), e quando era pronto ho messo l'impasto con l'aiuto di una palettone. In 3 minuti appena l'impasto si è gonfiato, ha preso un colore dorato e il fondo era già mezzo croccante, incredibile! Poi ho tolto le pizze dal forno e le ho condite con mozzarella, capperi e acciughe. E via con la seconda infornata, durata 5 minuti. Il risultato è stato a dir poco sorprendente! sembravano le pizze del ristorante! fragranti, leggere, gonfie e con la pasta leggerissima, cotta bene da tutte le parti. Portate in tavole, profumatissime, avevo l'acquolina in bocca e infatti...prima ho dato un bel morso e poi...ho fatto la foto! scusatemi, ma è stato impossibile resistere! 

Ecco la mia pizza buonissima, profumata e fragrante. Cotta in pochi minuti e in maniera uniforme, come al ristorante! 
Dopo questo esperimento, perfettamente riuscito, non vedo l'ora di provare la piastra refrattaria con focacce e piadine. Mi sembra di giocare col dolce forno che avevo da bambina!!! Per chi avesse qualche altra curiosità su questa pietra vi posso dire che è facilissima da pulire, basta un panno umido che toglie polvere e macchie, e solo dopo parecchi utilizzi si deve fare un'immersione in acqua calda e dare una grattatina con una spazzolina di nylon. Altrimenti basta la sola spugnetta umida in quanto le tipiche macchie scure della cottura che si depositano sopra non nuocciono alla pietra. Infine per quanto riguarda il costo, esso dipende dalla dimensioni, ma non va mai oltre i 20/22 euro, un prezzo assai modesto in cambio di prestazioni culinarie altissime


Se siete curiosi di vederle o di comprarle potete dare un'occhiata al sito del mitico Andrea, che vende in tutta Italia e vi darà tutti i consigli su come usare questo magnifico alleato in cucina. Clicca su: http://www.alart.it/2068-piastre-per-pizza o scrivi a info@alart.it 


martedì 3 marzo 2015

Tour nella Milano Sapori: seconda parte



Proseguiamo con la seconda parte del tour nella fiera Milano Sapori. Uno stand che mi è piaciuto da subito per i suoi brillantissimi colori è stato quello dei mirtilli, frutto di bosco che adoro e che aiuta tanto a sviluppare la vista e a preservare le vene dai problemi di circolazione. Pensate che ai piloti dell'Aeronautica Militare americana per vedere meglio al buio quando volano con i loro aerei gli danno integratori a base di mirtillo e funzionano!

Dalla Lombardia, succo di mirtillo puro o dolcificato solo con zucchero di canna 
Per cui se soffrite di abbassamento di vista mangiate più mirtilli, ci guadagnerà anche il gusto! Per esempio potete berli sotto forma di succo, possibilmente insaporiti con solo zucchero di canna o altro tipo di fruttosio; mangiarli così, magari aggiunti allo yogurt; o ancora come marmellata, che si può spalmare sul pane, o sciogliere appena appena da mettere sopra il gelato o le cheesecake.

I capperi di Pantelleria: a marchio IGP sono rigorosamente conservati sotto sale
Un altro piccolo amico della natura è il cappero di Pantelleria. E' un cibo IGP e per capirlo basta guardarlo: grande, polposo, dal sapore deciso ma mai acidulo, è un alleato eccezionale in cucina. Trasforma le ricette più banali in qualcosa di saporito. Una buona idea è aggiungerlo quasi a fine cottura, per preservarne l'aroma oppure tritarlo a crudo per preparare le salse. Si abbina praticamente a tutti i tipi di pietanze, dagli antipasti ai primi fino a dei deliziosi secondi. Alla fiera mi hanno regalato un piccolo depliant che propone ricette coi capperi, ovviamente tutte di origini siciliane e dall'apparenza proprio gustosa. Proveremo!

Il torrone sardo è fatto solo con miele sardo e mandorle
 Dalla Sardegna sono arrivati i classici dei classici: il torrone di Tonara, il mirto e alcune praline confezionate con i sapori del mitico miele di corbezzolo o con il mirto. Un'altra bella recente novità è il torrone al mirto: se avete occasione di assaggiarlo, non rifiutatelo!

Farro soffiato con cioccolato bianco dalla Sardegna

Il miele di corbezzolo è il più noto in Sardegna; qui ci fanno anche i tartufini

Tartufini ripieni con mirto della Sardegna
Le sfogline, ovvero le tagliatelle fatte a mano dai maestri pastai della Miss...ione Matterello, emiliani doc affezionati alla tradizione della loro terra.
Un maestro pastaio dell'associazione Missione Matterello: Gianpaolo Chiossi, il più giovane del gruppo ma di grande talento!
La maglietta ricordo dell'associazione: loro hanno raccolto i fondi per favorire la ricostruzione della torre di Modena, distrutta dal terribile terremoto del 2010.
L'incontro più emozionante e piacevole alla fiera Milano Sapori, è stato con l'Emilia Romagna. Ho conosciuto i simpaticissimi amici della Miss...ione Matterello, un'associazione culturale gastronomica di Reno Centese, in provincia di Ferrara. Questo gruppo è composto da maestri della sfoglina emiliana, praticamente dei maghi della pasta all'uovo e del matterello che hanno creato "la tagliatella solidale". 

Il nuovo obiettivo dei maestri del Matterello: ricostruire una scuola del loro paese, Reno Centese, in provincia di Ferrara
Il ricavato delle loro attività e dei loro prodotti infatti va in beneficenza a favore della ricostruzione della torre di Modena andata distrutta dopo il terribile terremoto dell'Emilia. avvenuto nel 2012. Una tragedia che difficilmente verrà dimenticata dagli italiani ma gli emiliani, si sa, sono un popolo che si rimbocca le maniche e si sta dando un gran daffare per rimettere in piedi una territorio così bello.

Qui il loro nobile strumento di "battaglia": il matterello perfetto per sfogliare le tagliatelle all'uovo!
Un valido esempio è proprio questa associazione, che con l'arte della pasta - arte emiliana per eccellenza! - vuole trasmettere gioia e fiducia alla sua terra. Mi hanno contagiata con la loro energia, il loro spirito di condivisione e ci siamo accordati per sentirci ancora una volta per una bella intervista. Quindi presto leggerete tante belle cose su Rina, Gianpaolo e Giuseppe, gli amici della sfoglina solidale. Siete grandi, ragazzi!

Frutta essiccata dalla Turchia: ha una polpa eccezionale!
Un ultima prova assaggio è stata riservata alle albicocche secche provenienti dalla Turchia. Sulle prime ero perplessa...perché le associavo a quelle vendute nei supermercati, che costano parecchio e alla fine sanno un po' di finto. Così, come è abitudine dei venditori mediorientali, il signore dello stand è partito all'attacco in modo molto pratico: mi ha fatto assaggiare tutto! poche chiacchiere, molti fatti dopo, ho scoperto il vero piacere della frutta essiccata. Era di grande dimensioni, molto polposa, con l'interno morbido e cremoso. Inoltre il sapore non era dolce, bensì un neutro vagamente zuccherino, in quanto non erano stati aggiunti zuccheri o conservanti.

Albicocca essiccata turca: il colore rimane scuro perché non ci aggiungono coloranti. La polpa dentro è piena e morbida
Infine l'unica fonte di essiccatura è stata il sole della Turchia e non sono stati aggiunti coloranti. E' chiaro che ho domandato cosa le differenzia da quelle del Sud Italia (dove il sole di certo non manca) e mi hanno detto che queste albicocche subiscono una totale essiccatura al sole, mentre da noi è parziale; inoltre da noi si tende ad aggiungere il colorante per renderle più arancioni, mentre in quelle autentiche turche (come quelle che ho preso io) il colore è naturale, infatti sono più scure e meno "belle", però sono più vere, eh!

Milano Sapori è stata ancora...

Pasticciotti pugliesi, ripieni di creme dolci di vari gusti
Panzerotti pugliesi ripieni di pomodoro e mozzarella
Spianate toscane, belle farcite
Spezie a volontà, come fosse un Suk!
Speck dell'Alto-Adige, che bontà!
Creme alla frutta leggermente alcoliche
Pasticceria tipica napoletana
Il mitico pane pugliese di semola

La Gubana, torta tipica del Friuli
La bottarga, dalla Sardegna
Sempre dalla Sardegna, le olive condite, ottime come aperitivo!
Dopo tutto questo bel giro, cosa ho deciso di portarmi a casa, allora? Ho preso le nocciole del Piemonte IGP, la marmellata di mirtilli con solo zucchero di canna, le albicocche turche e i dolcetti arabo palestinesi. Stavolta insomma ho fatto 50 e 50, tra bontà nostrane e novità straniere, in fondo è piacevole sperimentare le novità e aprire la propria mente grazie al cibo. Che ne pensate?

La mia piccola ma gustosa spesa alla Milano Sapori: la marmellata di mirtilli; le nocciole del Piemonte IGP; i biscotti arabi e la frutta essiccata della Turchia. Ho già cominciato a mangiarmi tutto! Yum! 

domenica 15 febbraio 2015

Spesa: le bevande tipiche della Sardegna



Dopo i dolci, il pane e la pasta della meravigliosa isola della Sardegna (li trovate tutti qui: dolci, pane, pasta) adesso in tavola portiamo da bere. Le bevande tipiche del luogo sono innumerevoli e di alta qualità, frutto di una sapienza molto antica. In particolare nei calici e nei bicchierini troviamo: i vini, sia bianchi, che rossi; i liquori, ricavati dalla selvaggia macchia Mediterranea; la birra, ebbene sì anche nel sud del mondo si fabbrica la birra! e a dir di molti è anche molto apprezzata e da qualche anno anche esportata all'estero. 

I vini

I vini della Sardegna: sono rinomati per l'alta esperienza produttiva e la qualità, sia per i rossi che per i bianchi e vincono ogni anno numerosi premi ai concorsi enologici internazionali 
Faccio subito una prefazione: i vitigni della Sardegna sono tra i più antichi della storia dell'umanità. La scoperta è stata compiuta da una squadra di archeobotanici dell'Università di Cagliari che, nei pressi di un sito nuragico, ha ritrovato dei semi di vernaccia e malvasia risalenti a circa tremila anni fa. Le prove effettuate in laboratorio hanno poi confermato che nell'Isola la coltura della vite fosse conosciuta dall'età del bronzo entrando nei primati, perché risulta il vitigno più antico del Mediterraneo occidentale. Per questo motivo i vini sardi sono frutto di una lunga esperienza e riescono a vincere dei premi nei maggiori concorsi enologici internazionali. Quello che vi posso dire io è: assaggiateli! Io li adoro, perché sono leggeri, raffinati, con un bouquet favoloso! Il mio preferito è il vermentino di Gallura, ma prima vorrei parlarvi dei rossi. 

I vini rossi, che personalità!

Quasi nero come la pece e robusto, il Cannonau è un vero vino da "machi"!
Cominciamo con il re dei rossi, il Cannonau. Robusto, molto aromatico e nero come la pece, è un vino da veri "machi"! Affonda le sue radici nell'era nuragica (1.800 a.C.) e lo si coltiva essenzialmente nella provincia di Nuoro. Si tratta di una bevanda a Denominazione di Origine Controllata (DOC) e subisce un invecchiamento di minimo un anno. Ha un'alta gradazione alcolica (12,5%) e ha un sapore secco e intenso. 

Tra i migliori rossi che potete assaggiare si annoverano: il Cannonau di Jerzu, il Carignano del Sulcis e il,Monica di Cagliari
E' perfetto accompagnato con carne e salumi; in Sardegna si mangia con il cinghiale, il porceddu (maialino arrosto), e i vari prosciutti (come quello di Fonni, che rimane affumicato ed è tagliato grosso e rigorosamente a mano con l'apposito coltello) e le varie salsicce (come quella di Desulo, ancora prodotta artigianalmente). A me questo vino piace abbastanza, ma me ne basta mezzo bicchiere data il suo sapore un po' strong. Diciamo pure che è un vino "da uomini", ma se vi capita di andare in Sardegna e di infilarvi in uno dei bar del nuorese sappiate che troverete sempre qualcuno disposto ad offrirvene un bicchiere in segno di buona ospitalità! 

Un vino rosso molto ricercato, il Monica di Sardegna
Altra "perla rossa" è il Carignano del Sulcis, tipico del sud dell'Isola caratterizzata dai caldi venti di scirocco. E' un vino molto profumato, dal bel colore rubino e che viene lasciato invecchiare anche fino ai 4 anni. Rimane di gradazione alcolica alta (minima 12 gradi) ma rispetto al Cannonau è più leggero di sapore e si può bere con qualsiasi tipo di pietanza. Un vino deciso, molto adatto alla carne e ai formaggi, è il Monica, che proviene dal cagliaritano. Invecchia anche per sei anni e oltre, in cui assume un colore amaranto brillante. Ha 12.5 gradi (eh sì i vini rossi sardi non scherzano, o sono decisi o niente!) e ha un profumo davvero molto intenso. 

I vini bianchi, che sciccheria!

Il Vermentino di Gallura è un vino DOCG, eccellente bevuto fresco e accompagnato da piatti di pesce e crostacei
I vini bianchi sono i miei preferiti. Forse perché hanno meno gradi, forse perché sono più delicati nel gusto, ma vado letteralmente pazza per il Vermentino di Gallura! E' il top dell'enologia, tant'è che ha la denominazione DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) cioè viene prodotto nel rispetto di un disciplinare che ne garantisce le caratteristiche di alto pregio. I vitigni si trovano nella punta più a nord della Sardegna (la Gallura), un territorio caldo, ben ventilato e ricco di macchia mediterranea. Ha un colore magnifico, un giallo paglierino che ricorda l'oro, e un bouquet delicato e sottile; certo, ha 13 gradi ma vi assicuro non si sentono! ovviamente è il miglior compagno del cibo di mare, come il pesce alla griglia o i crostacei. In Sardegna si beve accompagnato così: nella zona di Alghero assieme alla nota aragosta alla catalana, a Cagliari coi ricci di mare e le ostriche che si mangiano nei tanti chioschi e ristorantini situati di fronte al mare. 

Tra i migliori vini bianchi sardi che potete bere troviamo: Il Vermentino di Gallura; il Malvasia, il Moscato, il Capichera e la Vernaccia di Oristano, vi consiglio di assaggiarli tutti! 
Due vini dolci, che è solito bere coi dessert o come aperitivo, sono il Malvasia e il Moscato. O come dice mia madre che lo invita sempre ai suoi ospiti: "un moscatino". Il Malvasia ha un odore intenso e lo riconosci perché ha un retrogusto di mandorle tostate. Il Moscato è al secondo posto nella mia lista dei desideri; è dolce come l'uva, liquoroso ed è l'"amante" ideale dei dessert di fine pasto. Un "moscatino" non si rifiuta mai! 

La Vernaccia di Oristano è un vino totalmente diverso dalle comuni vernacce; infatti è liquoroso, non secco, per cui è perfetto come aperitivo e usatissimo in cucina per cucinare il pesce. La ricetta più famosa viene da Cagliari, con la strepitosa spigola alla vernaccia!  
Completiamo la carrellata con un altro vino liquoroso che è usatissimo in cucina: la Vernaccia di Oristano. Ha un sapore che ricorda la mandorla e risulta assai delicato. Il suo retrogusto leggermente amarognolo lo rende perfetto per una ricetta di pesce tipica di Cagliari: la spigola alla vernaccia. (potete trovare qui la ricetta). Io la amo tantissimo, è uno dei modi più sofisticati e mediterranei di cucinare il pesce, e ogni volta che torno dalla Sardegna infilo in valigia una bottiglia di Vernaccia di Oristano!

Se avete voglia di vedere qualche bel filmato sui vitigni sardi, guardate questo breve video (è in inglese ma molto bello da vedere e facilmente comprensibile):



I liquori, una ventata di caldi profumi

Il limoncello: solo limoni biologici, acqua, alcool e zucchero. In tanti se lo autoproducono ancora in casa. Adesso esiste anche la deliziosa crema al limoncello, che si usa anche per farcire dei sopraffini biscotti.
Sono i figli della natura più incontaminata e profumata: il limoncello e il mirto. Dalla zona di Muravera, località sul mare famosa per i suoi agrumeti, proviene il limoncello. Lo si fa sia in versione classica che in crema, assai deliziosa e inserita anche come farcitura nei dolci (una cosa speciale!). La ricetta per realizzarlo è di quelle "di casa mia", cioè si tramanda di madre in figlia, in quanto ancora adesso tante persone se lo fanno tranquillamente in casa approfittando dei numerosi alberi di limoni che ci sono in giro. I liquori migliori infatti sono assolutamente biologici, in quanto la frutta spruzzata di pesticidi non solo è nociva per la salute ma rende la buccia amara da far proprio ribrezzo! Il vero limoncello è quindi fatto solo di vera buccia di limone, alcool, acqua e zucchero. In uno dei prossimi post pubblicherò le ricette scritte a mano in vecchi fogli di carta da mia madre, per sapere come farsi a casa un'ottima crema al limoncello, il mirto e il liquore d'oro. Il liquore d'oro è una miscela di arance, mandarini e limoni, un autentico concentrato di frutti mediterranei! è delizioso, come diceva Totò, una vera "sciccheria"! 

Profumatissimo e aromatico, il mirto viene dalle sole bacche raccolte a mano come una volta. Un lavoro faticoso che richiede tanta pazienza e manodopera locale. Una chicca da provare sono: la crema al mirto e il nuovissimo torrone, fatto di solo miele sardo, mandorle e succo di mirto! Che bontà!
Il mirto è merito invece della tante bacche che si trovano in grandissime quantità per tutta l'Isola; tanti studenti, per tirar su qualche soldo, vanno a raccoglierlo per conto dei produttori locali. Chi vuole auto-produrselo ma non ha a disposizione le bacche, può invece ricorrere all'estratto di mirto a cui aggiungere acqua e zucchero. 

L'acquavite della Sardegna: il File 'e ferru. Fu Francesco Cossiga a spiegare l'origine di questo curioso nome. Una storia che ci riporta ai tempi del "proibizionismo" italiano sotto la guerra 
Infine la bomba atomica dei liquori sardi, il Filu 'e ferru, l'acquavite della Sardegna. Forte, fortissima, spesso supera i 40 gradi!, viene anche chiamata, non  a caso, "bardente", ossia acqua ardente, nella zona dove si consuma di più, la Barbagia e il Logudoro (centro-nord). In Sardegna ti dicono che quando ti prendi l'influenza o un brutto raffreddore non hai bisogno di prendere le medicine, ti bevi un bicchierino di File 'e ferru e ti ammazza tutti i batteri! una curiosità su questo strano nome lo ha fornito l'allora Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, nativo di Sassari. Nei tempi della guerra, quando l'alcool era merce proibita, tutti presero l'abitudine di farsi l'acquavite (che si ottiene dalle vinacce distillate) nelle mura protette di casa propria, ma il problema era non farsi scoprire. Così la gente prese l'abitudine di nascondere le bottiglie sotto terra in giardino, con un filo di ferro come segnale di riconoscimento. A quel punto quando si aveva voglia di farsi una bevutina i padri mandavano i figli in giardino usando un linguaggio in codice: "Bae e battimiche su file 'e ferru", cioé vai e prendimi il fil di ferro. Un po' come in America ai tempi del proibizionismo; forte, no? 

La birra Ichnusa, bionda Sardegna

Anche se la Sardegna non è terra di birra, eppure una birra c'è, e piace al punto da essere venduta anche a Londra! La Ichnusa!
Sappiamo tutti benissimo che la Sardegna non è terra di birra, non è mica la Germania! Ma una birra c'è, piuttosto famosa e da qualche tempo è venduta con buoni risultati di gradimento anche in "continente" e all'estero. Io l'ho vista anche a Londra ed è la Ichnusa, una birra bionda, il cui nome deriva dal greco antico Ichnoussa, parola che significa impronta, perché la Sardegna ha la forma dell'impronta del piede e così fu chiamata in tempi lontani. La birra Ichnusa ha visto la luce nel 1912, a Cagliari, e da allora non ha quasi mai smesso di essere prodotta. Lo stabilimento è stato il primo in Italia a installare serbatoi di fermentazione verticali cilindrici e ha raggiunto più volte il primato di efficienza e produttività. 

La Ichnusa in una moderna versione al limone
Un merito che ha permesso alla Ichnusa di farsi notare da uno dei più grandi produttori di birra, la Heineken, che nel 1986 decise di rilevare l'attività per lanciarla nel mercato nazionale prima ed estero poi. La Ichnusa è una birra lager, cioè a bassa fermentazione, con il 4,7% di alcool e un sapore delicato di luppolo. Ha un gusto leggermente amaro e una cosa particolare è che contiene mais. Il suo slogan "Ichnusa, bionda Sardegna" è rimasto immutato da decenni, e racconta quello che effettivamente è: una splendida birra da spiaggia, perché è leggera, dissetante, che tanti gruppi di amici bevono nelle pause pranzo al mare o nelle tipiche serate estive davanti ai falò o una serata danzante. 

La birra Ichnusa esiste dal 1912 ed è stata la prima in Italia a utilizzare i moderni serbatoi di fermentazione verticale

giovedì 5 febbraio 2015

Le sfiziose pizzette di Cagliari



Ogni tanto cedo al fascino ( e alla nostalgia) delle pizzette di Cagliari. Sono delle piccole pizzette tonde, fatte di pasta sfoglia, farcite di pomodoro, olio e capperi. Di solito, strano a dirsi, si consumano a...colazione! In tutti i bar di Cagliari infatti le trovate calde e fragranti proprio al mattino, da accompagnarsi con succhi di frutta o cappuccino. Mi rendo conto che la colazione salata non è una consuetudine degli italiani, ma proprio per questo voglio sfatare un mito, le pizzette sfoglia, a Cagliari, vanno a ruba e sono un classico dei giovani che tornano dalle discoteche nelle prime ore del mattino. Quando ero più giovane l'ho fatto tante volte anch'io; è facile trovare forni e bar che già dalle due ti vendono le paste e le pizzette calde, una vera delizia, da condividere con gli amici sulle panchine delle piazzette, sotto i caldi cieli sardi, per chiudere le allegre serate in compagnia. 


Ogni tanto quindi le replico a casa, e mi tocca arrendermi ai rotoli di pasta sfoglia venduti nei negozi, perché non ho mai così tanto tempo per farmela da me (anche se, lo prometto, ci proverò!). Il neo di queste sfoglie è che contengono i grassi di palma, un tipo di condimento parecchio dannoso per la salute. Ma dal momento che la compro davvero raramente so che posso fare un'eccezione! Intanto mi aspetto che alcuni supermercati, la Coop, l'Esselunga, i discount Md e Ld, mantengano la loro promessa: entro il 2015 toglieranno il grasso e olio di palma dai loro prodotti a marchio (e c'è anche la pasta sfoglia). Staremo a vedere così potrò ricorrere più spesso a questo utile ingrediente che, comprato già pronto, fa risparmiare davvero un sacco di tempo! 

Ingredienti per due/tre persone

due rotoli di pasta sfoglia
una ciotola con: passata di pomodoro, olio evo, sale, origano, due cucchiai di concentrato di pomodoro mescolati bene tutti insieme


un uovo: apritelo e separate il tuorlo dal bianco e metteteli in due ciotoline separate
capperi

Procedimento

Aprite i rotoli di pasta sfoglia e con un bicchiere per dare la forma e una rotella per tagliare fate dei cerchi (o con la sola rotella fate tanti quadratini, come ho fatto io per comodità). Fate in modo che le misure combacino sui due rotoli.


Punzecchiate con una forchetta la pasta sfoglia. Ora mettete un cucchiaio di condimento al centro dei quadratini del primo rotolo. Aggiungete i capperi. Date un'ultima spizzicata di sale fino. 


Con un pennello da cucina, passate la chiara d'uovo sui bordi dei quadratini. 


Ora chiudete con i quadratini del secondo rotolo. 


Sbattete leggermente il tuorlo; spennellate sulla superficie delle pizzette. 


Passate in cottura per 10-15 minuti, in forno pre-riscaldato per 10-15 minuti a 180°. Ne usciranno delle pizzette gonfie, belle fragranti, con un ripieno sfizioso e leggero. Fate attenzione solo a una cosa: dentro sono caldissime, soffiateci sopra prima!