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martedì 21 aprile 2015

Farina pride: non sono frumento e me ne vanto



Ciao amici, oggi ho spulciato dentro la mia dispensa più inzaccherata, quella delle farine e voglio parlarvi di quelle alternative alla solita farina bianca di frumento. Infatti in commercio ormai ci sono tante farine di vario tipo, che garantiscono ottimi risultati e ci permettono di avere una dieta più varia e meno monotona. Stavolta ve ne propongo quattro, tra quelle che ultimamente ho usato di più e che apprezzo particolarmente. 

La farina di riso


Appena la tocchi sembra di accarezzare la seta. E'fine, morbida, una carezza sulla pelle. Si tratta di un ingrediente amatissimo in Oriente (da cui si ricavano i noti spaghetti di riso o vari dolciumi), da noi si sta facendo spazio piano piano. Il suo vantaggio maggiore sta nell'assenza di glutine, ma occorre stare attenti alla confezione! ci sono aziende che producono alimenti di vario tipo sfruttando gli stessi macchinari col rischio che alcune tracce di glutine vadano a finire sulla farina di riso, per cui se siete celiaci dovete stare attentissimi! in caso contrario, non mi farei troppi problemi. 


La farina di riso biologica Alce Nero; è leggerissima e impalpabile e ha un aroma delicato di riso
Questo tipo di materia prima ha moltissimi amidi, quindi dà tantissima energia (pensateci quando dovete fare sport o lunghe ore di lavoro) e buone concentrazioni di fosforo, utile per la concentrazione mentale. Come impiego in cucina è utile per fare dei primi piatti ma ancora di più in pasticceria, come è capitato spesso anche a me, in quanto ci puoi fare degli ottimi biscotti, torte, o del pane tipo piadina. Una raccomandazione: siccome tende a seccarsi più in fretta, vi consiglio di usarla assieme all'amido di riso, in percentuale 50% e 50%. I biscotti non diventeranno di legno, e le torte resteranno sofficiose! 

La farina di kamut


Ho già parlato del kamut in un precedente post, per cui vorrei solo aggiungere che è tra le mie farine preferite in assoluto. Da quando l'ho scoperta ho davvero ridotto la quantità di frumento e ormai la pizza e il pane li faccio usando questa splendida farina. Rimane bianco scuro, tipo color panna, ha una consistenza fine, il sapore è più dolciastro del frumento, ma non disturba. Però anche con lei bisogna stare attenti. Richiede più acqua della farina bianca classica, e a volte è meglio mixarla con altre sorelle, per esempio la pizza di solo kamut la trovo un po' spugnosa, poco croccante. Invece se mischio il kamut col farro, la pizza mi diventa bella croccante e con un sapore rustico e delicato insieme. 


Farina di kamut biologica Molino Grassi: è ideale per fare torte e plumcake
Un'altra buona idea è di mescolare il 70% di kamut con la farina integrale di grano tenero (ad esempio col pane) in modo da renderlo più fragrante e dargli quel buon sapore di fibra deciso e meno dolce. In ogni caso il kamut è eccellente per fare un mucchio di cose:il pane e le piadine; la pizza; le torte; i biscotti. E per chi lo desidera, anche la pasta fatta in casa. Risulterà digeribile al massimo, non gonfia la pancia, e ha un glutine molto meno irritante nell'intestino rispetto al frumento. 

La farina di mais


Il mais è bello solo a guardarlo. Ci dà una farina gialla, che ricorda proprio i colori della terra in fiore. E' una farina senza glutine, ricca di minerali e amidi e ha un sapore davvero unico nel suo genere. La migliore da usare in cucina è quella fioretto, in quanto non mi riferisco alla banale polenta (che vuole la farina bramata coi grani più grossi). Infatti con questa farina non si fa soltanto la polenta! Se comprate la fioretto, coi grani piccoli, ad uso alimentare, potrete sfruttarla in maniera più ampia e fantasiosa. Intanto ci si può fare la pasta di meliga, i noti biscotti piemontesi, che si squagliano praticamente in bocca! poi si fa il pane, le piadine tipo tortillas, e le torte, spesso in abbinata con altri tipi di farine, in modo che il mais dia sapore e fragranza ma la morbidezza provenga da farine più impalpabili. 

Farina di mais fioretto ad uso alimentare Molino Bresciano: senza glutine, ha grani piccolissimi per farci biscotti e torte fragranti e croccanti
Una cosa bella di questa farina è che non richiede lieviti per gonfiarsi e non contiene glutine. Proprio per questo motivo ultimamente è stata rivalutata e si trova sempre più spesso nelle ricette di nuova generazione. Un altro piccolo suggerimento per usarla: quando impanate le cotolette o le polpette, al posto del pan grattato, provate questa di mais, diventerà tutto stracroccante!!!

La farina di farro


Ho lasciato per ultimo la mia amata scoperta. In questi mesi sto amando il farro con tutto il cuore, è straordinario. Ha un sapore neutro, né troppo dolce, né troppo fibroso o amaro, si lavora perfettamente sia a mano che coi robot da cucina, ha una tenuta eccezionale in cottura. Si tratta di un grano antichissimo, che si presta a infinite interpretazioni gastronomiche. Io la uso per farci il pane, la pizza, le torte, i biscotti, i plumcake, le crostate, in pratica è un perfetto sostituto del frumento ma col vantaggio di essere cento volte più digeribile, avere meno calorie, mangiare più proteine, fibre e vitamine. 

Farina di farro biologica Viviverde Coop: la adoro, la uso per il pane, la pizza, i dolci, tiene perfettamente la cottura e lievita benissimo!
Inoltre non necessita di amidi o fecola di patate per restare morbida e soffice; tiene bene le cotture senza seccarsi o indurirsi troppo. Se vi capita di sentirvi gonfi dopo aver mangiato la pasta o il pane classici, ma non siete celiaci, provate il farro (che contiene comunque glutine), noterete subito la differenza.


Vi ho presentato alcuni tipi di farina che fanno parte delle "minoranze alimentari" ma che sono orgogliosissime di esistere e di arricchire la nostra tavola. Quale di queste vi piace di più? e se non le avete ancora provate, c'è qualcuna che vi intriga più di un'altra? fatemi sapere, vi aspetto!!! 

mercoledì 11 marzo 2015

I cioccolatini più buoni del mondo: dove si trovano?



Dopo le scorpacciata di cioccolatini di San Valentino (regalo del maritino) ho immaginato di potermeli confezionare anche a casa. Così mi sono affidata alla mia solita biblioteca e ho prenotato via web un libro che sembrava la bibbia del cioccolato. Sono andata a ritirarlo tutta contenta, l'ho sfogliato a casa e scopro di avere clamorosamente sbagliato! non era un libro di ricette bensì un manuale che contiene i nomi dei migliori cioccolatai al mondo! un errore che si è trasformato in un istante di dolce sorpresa, soprattutto perché ho notato che parecchi di loro si sono modernizzati e vantano dei siti da acquolina in bocca, con foto delle gallery che qui vi mostrerò. Allora, siete pronti per un giro del mondo alla scoperta dei più belli, buoni e sopraffini cioccolatini

Altmann&Kuhne, Vienna (Austria)


Fondato 80 anni fa da Emil Altmann, è una bottega artigiana famosa in tutta Vienna. E' adorata dai bambini per un bauletto in miniatura che contiene altrettanti mini bon bon in perfetto stile casa delle bambole. Per gli adulti ci sono praline, confezionate nel cuore della notte dal maitre chocolatier, dalla forma praticamente perfetta e decorate da un segno distintivo: una pallina d'oro o d'argento posta delicatamente sulla sommità. Non ci mettono conservanti ed è tutto lavorato a mano con il prezioso aiuto di quindici donne che lavorano all'interno del laboratorio.  


Aux Dèlices de la Tour, Angers e Parigi (Francia)

Anne-Francoise Benoit
Capitanata dal maitre chocolatier, Gilbert Benoit, che ha studiato nella famosa scuola di pasticceria parigina Ecole LeNotre, e non ha mai smesso di aggiornarsi in materia, vanta una piccola bottega artigiana dagli ingredienti di primissima qualità e sempre freschi. Inoltre è sempre alla costante ricerca di nuove ricette. La confezione è semplice, in stile vittoriano: marrone con un elegante nastro dorato. In fondo quello che conta è il contenuto!



Baixas, Barcellona


Con Baixas parliamo di design del cioccolato. Certamente influenzata dai grandi artisti catalani quali Gaudì e Dalì, questa pasticceria ha lavorato tanto per immortalare la grandezza dei suoi artisti. Nel 1972 realizzò un busto di cioccolato a grandezza naturale di Salvador Dalì che ovviamente fu regalato all'artista in persona che era noto per essere assai goloso! L'esperienza unita alla eccelsa creatività ha fatto entrare questa pasticceria tra i 70 migliori al mondo nel settore. Se passate per Barcellona fate una visita al locale: è un locale stupendo, arredato secondo il design contemporaneo, ovviamente. 

Salvador Dalì con il busto di cioccolato realizzato da Baixas

Charlemagne, Herstal e Bruxelles (Belgio)


Il cioccolato belga non ha da invidiare niente a nessuno. Anzi, è tra i più noti del pianeta. Il bello di questa bottega è l'idea del "cioccolatino alternativo", ovvero fatto esclusivamente con ingredienti naturali al 100% (eccetto la vanillina) che spesso provengono dai luoghi più esotici e lontani in cui i proprietari si recano personalmente per scovarli e sperimentarli sulle loro inedite creazioni. Una curiosità: su ciascun bon bon è stampato lo stemma dell'impero di Carlo Magno che nacque proprio dove oggi si trova l'azienda produttrice. 




Chocolats Le Francais, Wheeling (Illinois, Usa)


Fondata nel 1973, è un marchio molto conosciuto e apprezzato in America. La nomea nel mondo del cioccolato la si deve a un pasticciere texano, Jim Graham, che all'età di 23 anni si trasferisce a Parigi per studiare nelle migliori scuole del settore e dove ben presto fa carriera. Una specialità di questa pasticceria è una crema densa, venduta in un vasetto di vetro, che aggiunta al latte caldo diventa una sontuosa e profumatissima cioccolata in tazza.  


De Bondt, Pisa (Italia)


Come si intuisce dal cognome, italiano non è. E' un belga, Paul de Bondt che però in Italia ha trovato Cecilia Iacobelli, con cui nel 1993 ha inaugurato una cioccolateria molto amata dai pisani. Usano ingredienti speciali come i limoni liguri per fare i ripieni, le noci di Salerno per le praline, le mandorle siciliane e per le scorzette ricoperte di cioccolato solo agrumi di provenienza biologica! Spero un giorno di farci una visitina... . 



Le informazioni che vi ho raccontato sono state liberamente tratte dal libro: Cioccolatini, di Chantal Coady, IdeaLibri editore. Mentre le foto e i video dei cioccolatini sono estrapolati dei siti ufficiali dei rispettivi marchi. Photocredits to: Larry Halff from Flickr.com)



Questo ovviamente è stato solo un assaggio del miglior cioccolato del mondo: voi ne conoscevate qualcuno di questi? avete mai fatto una capatina in una chocolaterie e per quale pralina avete perso la testa? qual è il vostro cioccolatino preferito? sono curiosa di conoscere i vostri gusti in fatto di cioccolato!!!



domenica 1 marzo 2015

Tour nella Milano Sapori: prima parte


Bbrrr, che freddo faceva fuori dalla fiera, ma ne è valsa la pena venire a visitarla!
Che food blogger d'Egitto sarei se non partecipassi agli eventi enogastronomici? Ma soprattutto...chi si perde le novità alimentari e tanti gustosi assaggini gratuiti? Per questo ho trascorso una bella serata alla fiera Milano Sapori organizzata nel padiglione fiere di Assago (più nota forse per i concerti e le competizioni sportive). Qui ho avuto modo di fare delle spassionate chiacchierate con imprenditori agricoli, porre domande su cibi che non avevo mai mangiato in vita mia, conoscere persone che hanno lasciato un segno nella mia memoria per via della loro immensa passione per il cibo ma anche per la loro commovente sensibilità. Vorrei raccontarvi la mia serata alla Milano Sapori soprattutto per immagini, perché mi sembra il modo migliore per portarvi con me in questo caloroso mondo di fantasia gastronomica...venite...

Cin Cin! Con un assaggio di vino medievale realizzato con una ricetta elaborata da Federico II 
Sapete già che, come dicono i miei amici, sono un po' "embriagona", cioè non arretro davanti a vini e calici di spumante. E guarda caso il mio primo impatto è stato con lo stand della Basilicata, che proponeva un vino medievale, ovvero un vino rosso arricchito di spezie quali pepe, cannella, zenzero e miele, ottenuto per infusione, come mi hanno spiegato mentre lo degustavo.

Il vino medievale si ottiene con un vino rosso arricchito di pepe, cannella, zenzero e miele: molto particolare!
Pare sia una ricetta antica che risalga ai tempi di Federico II e si accompagni bene con dolci, formaggi e funghi trifolati. A me è piaciuto perché apprezzo molto le spezie nelle bevande; in passato permettevano la conservazione del prodotto per evitare conservanti artificiali ma questa legge è valida ancora oggi. Più raffiniamo il cibo, più lo impoveriamo (anche nel sapore) e siamo poi costretti a mettere additivi chimici per conservarli e dargli aroma.

Grosse e ricche di gusto sono le nocciole IGP del Piemonte
Dopo sono passata allo stand del Piemonte e qui mi ha accolto una cesta colma di nocciole generose nella forma e nel gusto. Avreste dovuto sentire che genuino sapore avevano! ora capisco perché hanno meritato la dicitura IGP, Indicazione Geografica Protetta, che viene data ai cibi di uno specifico territorio che vanta qualcosa di unico.

Sempre dal Piemonte, la grappa alla camomilla
Queste nocciole hanno decretato il successo di numerose aziende dolciarie, sia di alta pasticceria, pensate solo al cremino e al gianduiotto, noti cioccolatini piemontesi. Ma anche dell'industria dolciaria, come la Ferrero e la Novi, che senza questi gioiellini, dove sarebbero adesso? Ecco perché ne ho comprato subito un pacchetto...è da due giorni che sgranocchio e non mi sono ancora stancata...

La birra artigianale non gonfia ed è sempre molto digeribile
Lo ammetto non sono proprio una grande estimatrice di birra; ma so capire la differenza tra una artigianale e una non proprio naturale...come mi ha spiegato una simpatica ragazza dello stand, la differenza risiede in questi fattori: la birra buona non deve essere filtrata, non deve aver subito un processo di pastorizzazione, e mai deve essere gasata artificialmente. Se passa queste caratteristiche raggiunge un vero sapore di malto, non gonfia la pancia e la digerisci che nemmeno te ne accorgi. Il segreto sta anche nella lievitazione, che deve essere lenta, al contrario delle birre commerciali che sono troppo fermentate.


Per cui nessuno vi bacchetta la mano se bevete una birra del supermercato, sono pratiche e facili da tenere in casa, ma se andate per fiere o uscite la sera nelle birrerie non tiratevi indietro davanti a un boccale di una bella birra artigianale, sentirete che differenza!

La Toscana ha proposto tra i salumi migliori al mondo
Una delle persone più simpatiche che ho incontrato proveniva dalla Toscana; una ragazza col tipico piglio toscano, allegro e spavaldo, che ti fa subito venire il buonumore. Accanto a lei c'erano tra i migliori salumi del mondo e stavo quasi per inginocchiarmi dinanzi a tanta grazia! Il prosciutto toscano è decisamente rinomato (ha il marchio DOP), si affetta al momento, così la fetta rimane morbida. ed è frutto di secoli di storia alimentare italiana.

Il famigerato prosciutto crudo toscano: ogni coscia viene salata e aromatizzata da salatori specializzati che scelgono la giusta salatura, un pezzo alla volta
Inizia con una classica macellazione, e dopo un'attenta lavorazione viene condita con un mix a base di sale marino e aromi della Maremma toscana ma... attenzione! ogni coscia non viene salata allo stesso modo, bensì gli esperti salatori capiscono come regolarsi ogni volta e calibrano la salatura pezzo per pezzo!. La stagionatura avviene all'aria in mondo lento e controllato in modo da preservare tutte le qualità della carne.

Il salame toscano: viene stagionato tradizionalmente sotto la cenere, come facevano gli antichi
Un'arte sopraffina ragazzi, che merita davvero un assaggio! Altra perla scoperta in questo padiglione è l'ultimo arrivato nel mondo dei cibi IGP, la mortadella di Prato, una specialità che fu inventata la bellezza di otto secoli fa e per nostra fortuna è stata tramandata fino a noi.

Ultima arrivata nel mondo degli IGP, la mortadella di Prato. Ha origine da una ricetta di ben otto secoli fa!
E' un salume "povero" in quanto nato dalle carni di scarto della produzione della finocchiona, a cui si aggiunge una consistente dose di pepe nero, aglio, coriandolo, cannella, chiodi di garofano e aromatizzate con alkermes. Infine viene bollito. Nonostante la considerevole presenza delle spezie vi assicuro che il suo sapore è delicato, la carne si scioglie in bocca e non sa di grasso come la mortadella classica. Dovete scoprirla assolutamente!

Pasticceria arabo-palestinese: ricca di ingredienti mediterranei come miele e sesamo
Il mio stupore è giunto al massimo quando sono approdata nello stand dei dolcetti arabo-palestinesi, dei pasticcini che ricordano tanto le ricette mediterranee di una volta. Miele, pistacchi, mandorle, sesamo, zucchero di canna, sono gli ingredienti di questi magici dolcetti. Non nego che sulle prime fossi diffidente...pensavo: "Saranno troppo dolci o troppo speziati"... ma il ragazzo dello stand non ha perso tempo e me li ha fatti assaggiare praticamente tutti!

Mamool: pasticcini fatti con pasta di semolino e ripieni di frutta secca

Biscotti con fichi secchi e mandorle tritate
Pasticcino arabo ripieno di pistacchio
Mi sono subito ricreduta al punto da poter dire che sono tra i biscotti con gli ingredienti più nobili che conosca. Dopotutto i primi mercanti di spezie e materie prime sono stati proprio i mediorientali e avere tanto ben di Dio a disposizione gli ha permesso di inventare dei prodotti sopraffini.

I biscotti siciliani fatti con zucchero di canna, farina integrale e..lavanda! Tutto biologico al 100%
Per concludere questa prima parte del nostro viaggio nel mondo dei sapori vi parlo di un altro assaggio curioso: dalla Sicilia, terra di colori e di profumi, proviene la lavanda, una pianta molto aromatica che non si usa solo per profumare la biancheria! loro ce la mettono anche nei biscotti, e il sapore nel palato è stato assai strano. All'inizio infatti avverti il sentore della lavanda che, forse mi ha dato un po' fastidio, ma dopo ti lascia un retrogusto piuttosto buono e diverso dal solito. Se siete stanchi dei soliti biscotti provate quelli alla lavanda, è un'esperienza croccante e poetica.

Alla fiera di Milano Sapori ho trovato ancora...

I tortellini emiliani da fare in brodo, li ho assaggiati crudi su insistenza del cuoco e visto che lo facevano tutti ho provato anch'io, beèèè erano bboni!!!
Spicchi di aglio aromatizzati in vari modi 
Salumi dal Veneto, come la famosa soppressa
Salumi di cinghiale
Una sfilata di liquirizia, tra cui quella biologica
Cioccolato, come quello del Piemonte e quello siciliano, di Modica
Decisamente poco biologici, ma simpatici da fotografare perchè tutti colorati, i macarons!


La fiera Milano Sapori non finisce qui...vi aspetto domani per la seconda parte! 

martedì 3 febbraio 2015

Spesa: le bontà della Sicilia



Se c'è una regione in Italia che può vantare una pasticceria dall'aspetto nobile e variopinto, quella è certamente la Sicilia. Merito della sua storia, fatta sì di invasioni, ma anche di fusioni, contaminazioni culturali che l'hanno portata ad avere oggi un patrimonio gastronomico tra i migliori mai conosciuti. L'influenza maggiore è provenuta senza dubbio dal Medio Oriente che nei tempi lontani mercanteggiava per il Mar Mediterraneo ogni bontà allora conosciuta: semi, spezie, frutta, e ovviamente anche le ricette son passate di bocca in bocca. I siciliani poi ci hanno messo del loro, rivisitando, migliorando, ed ecco cosa ne è uscito fuori!


Ad aiutarmi in questo meraviglioso viaggio nel cibo di Sicilia c'è Francesco Privitera, siculo DOC, nato a Regalbuto in provincia di Enna. Da ragazzo lavorava nei biscottifici locali dove imparò la tipica cucina catanese: "Dico catenese perché in realtà siamo più legati a Catania, dal punto di vista gastronomico, e a andare a bottega, vedere da vicino come nasceva il cibo della mia terra mi ha insegnato tutto quello che so fare nel mio negozio". Francesco da quindici anni gestisce due negozi di specialità gastronomiche a Saronno, in provincia di Varese, assieme a sua moglie e ai suoi due figli, e mi ha raccontato tante cose interessanti. 

Il top che non stanca mai: il cannolo



Spiegato in maniera profana il cannolo siciliano consiste in una cialda fatta con farina di grano tenero, strutto, bianco d'uovo e cannella (e un pizzico di cacao). Poi si frigge e si riempie (sempre al momento del consumo, mai prima!!!) di ricotta di pecora. Ma in realtà è una poesia del palato, perché è di una friabilità eccezionale e la ricotta è leggera come una nuvola.


"Il segreto è la ricotta di pecora" spiega Francesco - a cui si aggiunge un poco di zucchero e la decorazione finale ai canditi, al cioccolato o come si usa nella zona dell'Etna, ai pistacchi di Bronte". Pare tra l'altro che a Palermo ci sia il vezzo di metterci più zucchero nella ricotta, quindi se mangerete lì i vostri cannoli, sappiate che li troverete più dolci. Seconda curiosità: "Gli stampi dei cannoli li chiamiamo ancora Le canne perchè in passato si usava avvolgere le cialde attorno alle canne di bambù": Pensate che spettacolo!



La regina della pasticceria mediterranea, la Cassata



"Sempre di origine araba, è nata in realtà da un'idea povera - spiega Francesco - in quanto si usavano gli scarti dei pan di Spagna lasciati dai nobili, che rivenivano assemblati dentro una ciotola e infine arricchiti e decorati con quello che c'era a disposizione".


L'impasto della cassata è quindi fatto di pan di spagna, messo a strati alternati con una ricotta di altissima qualità. Infine viene glassata con zucchero di canna e decorata con tanti coloratissimi canditi. "E' il dolce più amato nei periodi delle feste e per la sua delicatezza deve essere conservato in frigorifero".


Pasticcini con la pasta di mandorle



La Sicilia e la pasta di mandorle sono praticamente parenti. Non è pensabile infatti non conoscere questa terra senza aver mai assaggiato un dolcetto a base di pasta di mandorle. Ma cos'è? "E' un'impasto che vede la mandorla ben tritata, quasi a farina - riprende Francesco - che deve essere rigorosamente non tostata ma solo pelata. In seguito si aggiungono un 50% di farina, un 50% di zucchero e albume d'uovo". Io la chiamerei il "pongo" della pasticceria perché è plasmabile e adatta ad assumere infinite forme e gusti (tra cui il noto pistacchio, altra eccellenza indiscussa dell'isola).


Il Buccellato, il dolce dei poveri



"In passato, il ceto medio-alto adorava e si poteva permettere le mandorle - prosegue Francesco - mentre i meno abbienti cercavano altrove i loro ingredienti: tra questi c'erano i fichi secchi, che sono alla base del buccellato". Questa graziosissima ciambellona di pasta frolla nasconde altri ottimi e sani ingredienti: il miele, l'uva passa, qualche mandorla a pezzettoni, e viene alla luce dopo una paziente cottura al forno. "E' un dolce tipico del Natale, ma esiste anche la sua versione pasquale - dice Francesco, quella con l'uovo al centro, di buon auspicio, che prende il nome dialettale di Pupa cu l'ova". 

Il Marzapane



Altra bellezza che cattura immediatamente l'occhio è il marzapane, altro derivato della strausata pasta di mandorle amalgamata con albume d'uovo e zucchero. Ma il marzapane siciliano è assolutamente speciale. "La nostra versione siciliana si chiama Frutta di Martorana - spiega Francesco - e prevede due parti di zucchero e una parte di mandorle. Infine aggiungiamo dei coloranti, tutti di origine rigorosamente naturale, ad esempio il verde dalla menta, il rosso dal pomodoro, e coloriamo la pasta.


A questo punto diamo forma ai vari tipi di frutta". Questi dolci sono stupendi e talmente originali da meritare il riconoscimento del P.A.T. cioè Prodotto Agroalimentare Tradizionale Italiano da parte del Ministero delle Politiche agricole e alimentari. In pratica è una straordinaria specialità, da proteggere, assolutamente, prima che ce la copino!


Torrone duro


"In questo caso usiamo mandorle non pelate - dice Francesco - e dentro un recipiente in rame vengono unite allo zucchero che si scioglie lentamente. Quello bianco classico rimane duro, croccante, mentre quello al pistacchio è invece semi-morbido".

Iris, non è un fiore, si mangia!


Un'altra delicatezza, molto apprezzata a colazione, è l'Iris. "Si tratta di un pane dolce, ripieno di cioccolata, o crema pasticcera, o di ricotta - riprende Francesco - il modo di prepararlo è particolare: prima si cuoce in forno; poi si svuota, si mette il ripieno e gli fai la doppia panatura (la prima in acqua+farina, la seconda nel pangrattato) e lo si frigge in olio bollente". Che dire? praticamente una sfida per tutti i golosi!!!

Altri dolci:

Scorzette di arancia glassate al cioccolato o pistacchio

Pepite di cioccolato

Nocciolato ai vari gusti

Pasta di mandole allo zucchero vanigliato

Croccante

Il mondo del salato

Ceramiche tipiche siciliane

Il tamburello tipico della Sicilia
Un altro capitolo da leccarsi i baffi è senz'altro rappresentato dai cibi salati, alcuni dei quali rientrano nella più nota categoria dei cibi di strada, che ben si sa in Sicilia non hanno niente da invidiare ai cibi da tavola. Francesco ha voluto ricordarcene alcuni, tanto per farci ancora soffrire... :))))

Arancini


Sono delle mega polpette fritte ripiene di riso (spesso il riso degli avanzi) arricchite di ciò che offre la dispensa. "Io ci metto ad esempio il ragù e la fontina - dice Francesco - o la ricotta e gli spinaci, ma anche alla norma cioè ricotta e melanzane. O perchè no? con piselli e gamberetti". Già, perchè no? diciamo noi con la bavetta alla bocca... .

Le cartucciate


Ecco una cosa di cui vado letteralmente pazza: questi piccoli calzoni sono l'emblema della semplicità mediterranea. "Per fare le cartucciate - spiega Francesco - bastano poche cose: prepari la pasta del calzone, li riempi di formaggio, prosciutto e pomodoro e li inforni ed eccoli qua". Mamma mia!!!

Sarde a beccafico


"Prendi due sarde, belle liscate e di grosse dimensioni; le farcisci di pan grattato, pinoli, uva passa, aglio e prezzemolo. Gli fai la consueta doppia impanatura e le friggi. Volete assaggiare?".

E ancora...

Pasta al finocchietto selvatico, profumatissima!
Pasta alla norma, con melanzane 

Francesco Privitera, nato e cresciuto a Regalbuto, in provincia di Enna, è cuoco e pasticciere praticamente da una vita. Ha cominciato da ragazzino, lavorando "a bottega" nei biscottifici del suo paese, dove ha imparato a cucinare le specialità della cucina catanese. Anni fa, con la sua famiglia, si è trasferito al Nord, dove ha portato le sue splendide bontà. A Saronno ha aperto due negozi di specialità gastronomiche, uno in Piazza Indipendenza, proprio in centro e uno in via Varese 110.

Un pupo siciliano