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venerdì 15 aprile 2016

La mia nuova vita in Svezia! Quanto salmone c'è qua!


Una delle mie prime foto nel rigido inverno svedese: qui sono a Kungsholmen, un'isola di Stoccolma nel lago Mälaren.
Carissimi amici miei mi siete mancati tantissimo ma è successo che...mi sono trasferita in Svezia, più precisamente a Stoccolma, e potete immaginare quante novità abbia dovuto affrontare e quanto tempo ci abbia messo ad abituarmici. Ora - a distanza di mesi - pronta e più libera - posso ricominciare a scrivere sul mio amatissimo blog e parlare di tutte queste belle novità svedesi. 

Stoccolma, la capitale della Svezia, vista a gennaio con freddo e neve...facevano meno dieci gradi!!!
Intanto mi immagino quanti di voi si chiedano com'è il cibo da queste parti e se mangiano biologico...ebbene le differenze sono tante ma per fortuna navigano benissimo nelle acque del biologico che qui chiamano Ekologisk o semplicemente Eko. Il problema maggiore è stato confrontarmi con la lingua, poiché lo svedese è una lingua proprio strana, e provare ad andare per intuito - come spesso facciamo noi italiani - mi ha fatto spesso combinare dei casini assurdi e divertenti! Per esempio nel reparto frigo cercavo del pesce da fare per cena e mi sono imbattuta in una confezione dove c'era scritto: "tunn" e ho subito pensavo: "Eh sarà tonno, no?", così lo compro e me lo porto a casa contenta. Quando apro la confezione mi accorgo che le fettine in questione non sembravano proprio del tonno...così mi precipito sul Google Translator e scopro che in svedese "tunn" vuol dire "affettato sottile"! E che il cibo in questione era maiale! Da quel giorno ho iniziato a studiare seriamente svedese in una scuola e prima di fare la spesa controllo i nomi dei prodotti sui siti Internet dei supermercati. 

Stortorget, la piazza principale di Stoccolma. In giro c'era pochissima gente, erano tutti rintanati nei bar e nei tanti caffè del centro.
Qui non ci sono grandi catene come in Italia, tipo Auchan o Carrefour o Esselunga. A Stoccolma si trovano molti discount, come il tedesco Lidl o lo svedese Hemköp che hanno una qualità più alta della media italiana. Ci sono catene di supermercati belle e rinomate: la più famosa è l'Ica che vende molti prodotti locali e internazionali. Inoltre c'è anche la Coop (che qui chiamano CUP) che a me piace tanto in quanto becco molti cibi italiani.

Ma arrivata la primavera finalmente il ghiaccio si scioglie e...
si va fuori a cuccarsi il sole!!! Era ora, eh!
E veniamo quindi al tasto dolente della Svezia...il cibo appunto...questa è una terra che ha poco suolo coltivabile, per via del freddo e della neve, per cui l'80% della frutta e della verdura provengono da altri paesi, specie da Italia e Spagna. Non sapete quindi quanta nostalgia provo nel comprare i nostri mandarini, i nostri kiwi qui e pagarli il doppio del prezzo! Ogni volta faccio GGRRRRR!!! In compenso trovo frutta da tutto il mondo che qui ha dei prezzi molto abbordabili, come mango, papaya e frutto del drago che in Italia costano un'ira di Dio ed è più raro trovare. Infine c'è un'abbondanza incredibile di frutti di bosco: mirtilli, more, lamponi te li tirano praticamente in testa, sono spesso in promozione due per uno, e li mangiano in ogni maniera. Esiste anche un altro frutto di bosco tipicamente svedese - che da noi non c'è - che si chiama Lingon. E' una bacca piccola, rossa, dal sapore dolce ma non troppo, con cui fanno salse, marmellate e molte altre ricette. Io l'ho provata come salsa, in accompagnamento alle polpette - ebbene sì abbinano la carne alle salse dolci - ma non mi è dispiaciuta, si è trattata di una cosa insolita che ogni tanto si può fare. 

I principali supermercati della Svezia sono l'Ica, che ha tanti prodotti internazionali e...

la Coop, che qui chiamano CUP (buffo' eh? a me fa pensare al centro unico di prenotazione delle nostre ASL!!)
Per quanto riguarda altri alimenti, per esempio la carne, trovo che sia davvero buona. In buona parte proviene dal Gotland, e credo che contenga molti meno ormoni della carne francese o irlandese ad esempio, che è poi quella che si vende per la maggiore in Italia. Ci sono ovviamente delle differenze. Tipo non si trova il coniglio o il tacchino; invece c'è abbondanza di pollo - anche macinato - e maiale (che a me non fa impazzire). Si trova parecchio manzo, sia a pezzi interi che a bocconcini. Poi ci sono certe cose che ancora mi sono oscure e misteriose...tipo la "bistecca del marinaio" ovvero delle strane fettine di manzo che non ho ben capito come cucinare...un giorno lo scoprirò! Gironzolare per supermercati qui è un'avventura strepitosa - i dizionari non traducono molti prodotti - e a tratti allucinante, specie quando mi imbatto in schifezze assolute come il Lutefisk, che è una specie di merluzzo essiccato dall'aspetto rivoltante che credo ormai mangino solo gli anziani attaccati alla tradizione. Per fortuna il resto del pesce è buono, mooolto fresco, e c'è abbondanza di gamberi, salmone e merluzzo. Quindi non dispero. 

Una cosa buona tipicamente svedese è il Lingon, un frutto di bosco che si mangia come marmellata, salsa, e per arricchire gli impasti di dolci e...non solo! 

Il lingon si usa tanto nei dolci, ma gli svedesi ci fanno anche la salsa per condire le famose polpette. 
Se uno poi vuole divorare dei bei piattoni di pasta niente paura! C'è uno scaffale tutto per lei, la nostra regina della cucina italiana,e trovi tutte le marche. Anzi, ci sono anche delle cose nuove e curiose che ho già sperimentato come la pasta di grano duro e avena che ha molte fibre e ha un sapore divino. Inoltre io e mio marito abbiamo fatto un acquisto geniale su Amazon. Prima di trasferirci qua ci siamo comprati una bella affettatrice su Amazon e durante i nostri viaggi in Italia facciamo man bassa di prosciutto, mortadella e formaggi nostrani che finiscono dritti dritti nel bagaglio in stiva. Un bagaglio molto felice e profumato! Qui si trovano anche queste specialità ma non sapete quanto costano...il parmigiano reggiano ad esempio costa 5 euro per un pacchetto da 150 grammi. Anche il prosciutto di Parma è carissimo: a seconda dei punti vendita un etto va dai 6 euro in su. Insomma potete capire perché l'affettatrice sia stata un fenomenale colpo di genio!

Una cosa "schifosa" della Svezia e il Lutefisk, merluzzo essiccato che alla fine della lavorazione sembra gelatina salata...roba da palati forti che ormai mangiano solo gli anziani alle feste di Natale.
In ogni caso, sto imparando a leggere tutte le etichette e i nomi in svedese dei prodotti e ho ripreso a cucinare cercando di rispettare la nostra tradizione gastronomica. Spero infatti di conquistare anche il cuore e la gola di molti svedesi che amano tanto il nostro Paese e ne ammirano le bellezze e la buona tavola. Per loro cercherò di scrivere delle ricette in inglese-svedese in modo che possano capirmi. 

Vuol dire Arrivederci in svedese e si pronuncia Ei Dò.
Per ora vi mando un grosso abbraccio da Stoccolma e vi aspetto al prossimo post. Domani ad esempio visiterò la seconda Ikea più grande al mondo perché mi servono dei mobili nuovi e ve ne parlerò con tante foto. 

 Hej då (Hej Do') che in svedese vuol dire "Arrivederci"!. 

mercoledì 3 giugno 2015

Plumcake allo yogurt con ciliegie e gocce di cioccolato



Volete una colazione super con la frutta di stagione? sfruttate le bellissime ciliegie! Per me è stata anche l'occasione di usare un piccolo attrezzo di cucina che avevo comprato lo scorso inverno e non vedevo l'ora di provare per la prima volta: lo snocciolatore. E' una specie di contenitore piccolo e appuntito, dove infili una ciliegia, abbassi la punta e zac! in un lampo, e senza fatica, si porta via il nocciolo, lasciando attaccata la ciliegia bella pulita. L'ho pagato una sciocchezza, circa 5 o 6 euro ed è in alluminio molto resistente, in un piccolo emporio ricco di cose per la casa che sta in Sardegna, che amo alla follia! 

Un attrezzo stupendo che ho usato per la prima volta per questo ottimo plumcake: lo snocciolatore. Costato 6 euro, infili la ciliegia nell'apposita buchetta, abbassi il cappuccio e senza fatica, in un lampo, si porta via il nocciolo. Bello, vero? in questo modo si possono ottenete tante ciliegie per fare dolci o da mettere sotto spirito, risparmiando un bel po' di soldi, visto il costo di quelle già confezionate o essiccate!
E' di modeste dimensioni ma ci trovi davvero di tutto - specie le cose più particolari - e mette i prezzi ancora attaccati con la macchinetta adesiva. Non è fantastico? Quando vai alla cassa...bè... le cassiere digitano ancora il prezzo a mano sulla tastiera e sono velocissime! Come si spiega? Quando ci tornerò quest'estate, scatto un paio di foto e ve lo faccio vedere, è un posto magico e non sono l'unica a dirlo! Ma torniamo al nostro plumcake...ecco secondo me in questo periodo ormai caldo e soleggiato vale la pena fare delle colazioni ricche di vitamine e cibi purificanti, per cui vi suggerisco questo plumcake che ha tanto yogurt, la frutta, l'energia del cioccolato fondente e al posto del burro ha l'olio, così da ridurre i grassi animali. Resta morbido per giorni e giorni e si accompagna praticamente a tutto: latte, caffè, tè e succhi di frutta. Eccovi la ricetta collaudata da me, e buon inizio di giugno a tutti! 

Secondo me non c'è plumcake senza lo yogurt! Per questa ricetta ho usato l'intero bianco biologico della Esselunga, che è estremamente leggero e digeribile, perfetto per gli usi in cucina. 

Ingredienti:

140 grammi di farina 00
60 grammi di fecola di patate
150 grammi di olio di semi (io ho usato l'arachide, perché è insapore e inodore)
3 uova
250 grammi di yogurt bianco
140 grammi di zucchero di canna
una bustina di lievito per dolci
una scorza di limone grattugiata
un pizzico di sale
una manciata di ciliegie snocciolate
una manciata di gocce di cioccolato fondente

Procedimento:

Frullate le uova fino a farne schiuma. 


Aggiungete yogurt, olio e scorza di limone. Mescolate. Mettete lo zucchero e mescolate bene. Infine incorporate farina, fecola e lievito e il pizzico di sale. 


Miscelate bene fino a ottenere un impasto cremoso e denso. Infine versate delicatamente le ciliegie e le gocce di cioccolato e mescolate. 


Imburrate e infarinate uno stampo da plumcake e versateci sopra l'impasto; livellate e cuocete in forno pre-riscaldato a 180° per circa un'ora. 


Essendoci l'olio questo plumcake ha bisogno di qualche minuto in più per cuocere bene dentro e trovarlo asciutto; fate sempre la prova con lo stecchino lungo nella parte centrale del dolce per verificare che sia ben cotto. 





                                                                                                     Scarica qui la tua ricetta in PDF!


domenica 31 maggio 2015

Ravioli fritti di pesce



Una serata sul divano a guardare un bel filmozzo e mangiare del finger food? Eh, ogni tanto ci vuole! Ma non mi bastava il solito fish and chips, volevo qualcosa di più fine e delicato. E così ho pensato alla pasta sfoglia e a un pesce di alta qualità come la spigola. E' stata, tra l'altro, la prima volta che friggevo la pasta sfoglia - l'avevo sempre fatta al forno - e il risultato è stato ottimo! i ravioli sono diventati soffici, fragranti e leggerissimi, senza una goccia di olio attaccata sopra. Il ripieno si è cotto in fretta e il sapore dei vari ingredienti era armonioso e delicato. Insomma se volete cucinare il pesce in maniera diversa e raffinata - anche per una cena tra amici - fatevi questi ravioli. Sono facili, veloci e molto saporiti. 

Ingredienti per 4 persone (o per 2, molto affamate)

un rotolo di pasta sfoglia 
un filetto di spigola da 300/350
6 filetti di acciuga sott'olio
due uova
olio evo
una manciata di prezzemolo tritato
sale 
pepe
olio per friggere (io ho usato l'olio di semi di arachide)

Procedimento:

Mettete a bollire le uova per dieci minuti. Fate raffreddare e separate i tuorli dalla chiara, tenete da parte i rossi. 


Tagliate a piccoli pezzi la spigola. 


Frullate il rosso delle uova, la spigola, le acciughe. Aggiungete un poco di olio evo per fare una cremina morbida e densa. Incorporate prezzemolo tritato, sale e pepe. 


Con l'aiuto di un bicchiere o con uno stampino fate le forme tonde dei ravioli sulla pasta sfoglia. Con l'impasto avanzato fate una palla, stendetela col matterello e fate altri ravioli. 


Mettete un poco di ripieno su ogni porzione e chiudete pressando bene con le dita dando la forma a mezzaluna. 


Friggete i ravioli in olio bollente. Scolateli su carta assorbente e servite caldo. 





                                                                                                        Scarica qui la tua ricetta in PDF!


venerdì 29 maggio 2015

Recensioni: Bevande vegetali senza lattosio



La passerella di bevande vegetali che possono sostituire il latte vaccino si fa sempre più ampia. Ormai sono diventati così buoni e diversi che anche chi non soffre di intolleranza al lattosio li compra e li beve con piacere. E la dimostrazione ne è che queste bevande sono protagoniste di molte ricette, come budini alla mandorla, focaccine alla soia, ecc. Qui vi presento le mie ultime "conquiste" che ho molto apprezzato e tra di esse ce n'è una che è stato amore al primo assaggio. 

Latte alla soia

Latte di soia Granarolo
Un classico delle bevande vegetali, il primo tra tutti. Ha avuto la fortuna di essere perfezionato moltissimo in questi ultimi anni e lo dico perché anni fa aveva un sapore assai sgradevole! Ora ne fanno di molto saporiti, e il mio preferito è uno degli ultimi arrivati sullo scaffale dei supermercati. Il Soia Granarolo, fatto con soia italiana al 100%, senza OGM. Contiene acqua, il 6,4% di soia, un poco di zucchero, fibre e aromi naturali. Ha un sapore eccezionale, dolce, aromatico, e ha una consistenza cremosa, a differenza di altre latti di soia che rimangono troppo liquidi. Un altro aspetto che gradisco molto è che non contiene olio, che altre marche aggiungono per renderli densi, ma che altera il sapore e lo rende un po' amarognolo. Insomma c'è solo una cosa che migliorerei: va bene la presenza di zucchero, ma vorrei che fosse di canna integrale. 

Latte all'avena 

Latte di avena Bjorg
L'avena è un cereale molto sano, che contiene pochissimi grassi ed è ricco di vitamine. Tra le mie scelte c'è il Bio-Eco della marca Bjorg, trovato sempre al supermercato, che a dispetto del nome straniero del prodotto, è in realtà fatto in Italia dalla Bio Slym con sede in provincia di Mantova. Ecco, qui troviamo l'olio di girasole tra gli ingredienti, ma c'è da dire che l'avena, una volta pressata, rimane molto liquida e ha bisogno di un addensante naturale. Tuttavia la percentuale di avena è abbastanza alta, 11%, e non ha neanche un grammo di zucchero, visto che l'avena è già dolce di suo. Al limite, si può aggiungere un cucchiaino di miele se si gradisce ancora più dolce. 

Latte di riso

Latte di riso Esselunga
Il latte di riso è tra i miei meno preferiti. Ne ho provato diverse marche ma non ero mai soddisfatta. Finché per caso ne ho comprato uno di una marca del supermercato, Esselunga. E' davvero molto buono, ha un sapore molto gradevole e si conserva perfettamente per giorni e giorni, senza alterare il sapore. Questa bevanda contiene il 17% di riso, olio di riso per addensare (ottima scelta per non alterare il delicato sapore di questo cereale), e vitamine aggiunte del gruppo D e B che si trovano invece nel latte vaccino, per cui è un'idea salutare integrare i nutrienti mancanti. 

Latte di nocciola

Latte di nocciola Alpro
Ecco, è lui il mio nuovo amore!!! Immaginate di bere una nocciola spremuta e avrete questo latte! Ha un sapore autentico, genuino, e non ha bisogno che gli si aggiunga nulla. E' buono sia tiepido che fresco e visto il sapore deciso sono sicura che è perfetto per realizzare dolcetti, creme e budini molto particolari. La Alpro sta inventando delle cose buonissime, anche il loro latte alla mandorla non è affatto male (se vuoi vedere la recensione del latte alla mandorla, clicca qui). Questo prodotto contiene acqua, zucchero, 2,5% di nocciole, vitamine del gruppo D e B. Non ha coloranti, conservanti e aromi artificiali. I love it!


Vi ho presentato una serie di bevande vegetali che sono indicate per chi soffre di intolleranza al lattosio, o chi è in cerca di sapori nuovi da provare, e sono proprio le ultimissime novità sbarcate da poco nei negozi. Hanno tutti dei prezzi abbordabili, e sono spesso in sconto perché comunque devono competere con il più comune latte vaccino (anche quello senza lattosio). Sia chiaro, anche io bevo il latte tipo Zymil o Accadì; però ho notato che se li bevo spesso mi viene comunque il mal di pancia e mi gonfio. Ciò significa che è meglio alternare vari tipi di latte, in modo da indebolire l'intolleranza e sentirsi leggeri. E poi è anche una questione di gusto, cambiare è più divertente, no? 

E voi che tipi di latte bevete? quali di questi potrebbe piacervi di più o siete curiosi di provare? sapevate che possono essere usati come ingredienti per fare dei budini o delle creme speciali e diverse dal solito?

(Photocredits: Sabrina Campagna from Flickr.com)

mercoledì 27 maggio 2015

La magia della piastra refrattaria, e la pizza è come quella del ristorante!



Un mio caro amico, Andrea, mi ha fatto un regalo bellissimo! Lui, che è un sardo specializzato in artigianato sardo e lavorazione di materie prime di alta qualità, mi ha dato in dono una pietra refrattaria, ovvero una lastra di pietra rettangolare che sta perfettamente dentro il forno elettrico di tutte le cucine e cambia completamente la cottura in forno. Infatti i tipici prodotti da forno, come pane, pizze e piadine, se messi a contatto di questa pietra rovente, subiscono una cottura eccezionale ed è come averle comprate dal panettiere o aver preso la pizza al ristorante. Insomma, very professional!!! 

La piastra refrattaria è una lastra di pietra da mettere nel forno elettrico che cambia completamente la cottura di pizze, pane, focacce e piadine. Infatti escono dal forno fragranti, leggere, croccanti sotto, in poco tempo e in maniera uniforme. Costa pochissimo e si pulisce facilmente. Per saperne di più clicca su:  http://www.alart.it/2068-piastre-per-pizza
Come impasto per la mia pizza (vi segnalo una dose per due persone) ho usato 300 grammi di farina biologica, divise così: 200 grammi di farina di farro, 100 grammi di farina di frumento integrale, un lievito madre attivo della Ruggeri con cui mi trovo benissimo perché lievita perfettamente e non gonfia la pancia, due cucchiai di olio evo, un cucchiaino di sale fino iodato, 180 ml di acqua tiepida. Un impasto che ho fatto lievitare per 3 ore buone sfruttando ancora una volta la pietra usando il forno come camera di lievitazione. Mi è bastato accenderlo prima tenendo la temperatura di 35°, in questo modo la piastra si è appena intiepidita ma, grazie al suo potere di trattenere il calore a lungo, mi ha fatto lievitare l'impasto che è una bellezza! Ma ovviamente il momento clou è stato la cottura della pizza. 

Il mio lievito per pizze e pane: lievito madre attivo Ruggeri, fatto con lievito madre di germe di grano. Gonfia perfettamente ogni impasto, e non irrita la pancia in fase di digestione.
Dopo averla condita con la salsa di pomodoro e origano e qualche pizzico di sale, l'ho messa in forno pre-riscaldato per 3 minuti. Come mi ha consigliato l'espertissimo Andrea, ho acceso il forno in modalità ventilata al massimo della temperatura (250°), e quando era pronto ho messo l'impasto con l'aiuto di una palettone. In 3 minuti appena l'impasto si è gonfiato, ha preso un colore dorato e il fondo era già mezzo croccante, incredibile! Poi ho tolto le pizze dal forno e le ho condite con mozzarella, capperi e acciughe. E via con la seconda infornata, durata 5 minuti. Il risultato è stato a dir poco sorprendente! sembravano le pizze del ristorante! fragranti, leggere, gonfie e con la pasta leggerissima, cotta bene da tutte le parti. Portate in tavole, profumatissime, avevo l'acquolina in bocca e infatti...prima ho dato un bel morso e poi...ho fatto la foto! scusatemi, ma è stato impossibile resistere! 

Ecco la mia pizza buonissima, profumata e fragrante. Cotta in pochi minuti e in maniera uniforme, come al ristorante! 
Dopo questo esperimento, perfettamente riuscito, non vedo l'ora di provare la piastra refrattaria con focacce e piadine. Mi sembra di giocare col dolce forno che avevo da bambina!!! Per chi avesse qualche altra curiosità su questa pietra vi posso dire che è facilissima da pulire, basta un panno umido che toglie polvere e macchie, e solo dopo parecchi utilizzi si deve fare un'immersione in acqua calda e dare una grattatina con una spazzolina di nylon. Altrimenti basta la sola spugnetta umida in quanto le tipiche macchie scure della cottura che si depositano sopra non nuocciono alla pietra. Infine per quanto riguarda il costo, esso dipende dalla dimensioni, ma non va mai oltre i 20/22 euro, un prezzo assai modesto in cambio di prestazioni culinarie altissime. 


Se siete curiosi di vederle o di comprarle potete dare un'occhiata al sito del mitico Andrea, che vende in tutta Italia e vi darà tutti i consigli su come usare questo magnifico alleato in cucina. Clicca su: http://www.alart.it/2068-piastre-per-pizza o scrivi a info@alart.it 


domenica 24 maggio 2015

I cosmetici bio, una rivoluzione per tutti!


Ecco, i miei prodotti biologici preferiti! Bagno schiuma, maschera viso, tonico viso, scrub corpo...senza siliconi, parabeni, e altri nemici della salute e della bellezza autentica!
Dopo aver ricevuto parecchie richieste da parte di amiche e lettrici carissime, mi sono finalmente decida a parlare di biologico anche dal punti di vista cosmetico. Allora io ho cominciato a informarmi e a usare prodotti bio tanti tanti anni fa, in quanto ho una pelle molto delicata, che soffre di alcune allergie, per esempio quando metto sulla pelle cosmetici che contengono paraffina liquida comincio a sentire un bruciore pazzesco e mi vengo tanti brufoletti rossi. Insomma altro che diventare fighissima come una top model come dice la pubblicità! Dopo aver speso inutilmente soldi per pagare le varie dermatologhe ed estetiste e aver fatto letteralmente arricchire profumerie e farmacie (ebbene sì anche in farmacia non tutto è ipoallergenico ahimè!) ci ho dato un taglio e ho cominciato a studiarmi la lista degli ingredienti di tutti i cosmetici che volevo portarmi a casa. 

Maschera viso alla cellulosa Alva

La serie di ingredienti contenuti in un cosmetico si chiama INCI, (un acronimo americano che significa International Nomenclature of Cosmetic Ingredients), e in essa troviamo tutti gli amici o nemici della nostra pelle. Chi soffre di allergie o intolleranze dovrebbe praticamente impararselo a memoria, chi invece vuole solo stare molto attento a NON farsele venire le allergie o far sbucare una caterva di brufoli sulla faccia deve comunque darci attenzione. Infatti la famosa paraffina di cui vi parlavo è un prodotto di scarto della lavorazione del petrolio e ha l'enorme potere di occludere i pori e formare dei grossi punti neri sulla pelle che poi solo con una pulizia del viso ben accurata è possibile togliere; altrimenti sbucheranno brufoli, pruriti e arrossamenti. Idem per i parabeni, ovvero i conservanti che stanno dentro tantissimi prodotti; è provato scientificamente che a lungo andare i parabeni provocano il tumore alla mammella specie quando si abusa di deodoranti e creme che lo contengono. 

Bagnoschiuma all'olio di jojoba Omia
Adesso, io non voglio spargere terrorismo e paura su questo argomento e non intendo demonizzare ogni tipo di cosmetico. Tuttavia, se di questi tempi siamo sempre più attenti a ciò che mangiamo, credo che valga la pena stare attenti anche a ciò che ci spalmiamo sulla faccia, specie se la nostra pelle è delicata e sensibile o se addirittura parliamo della pelle di un bambino, che è fragile e indifesa. Non pensate? il fatto è che la cosmesi industriale non proviene dalla natura, bensì si fabbrica con materiali spesso di scarto e di bassa qualità, ed è per questo che poi costano poco. Io non mi faccio fregare da quei prezzi così bassi e credo piuttosto che nessuno ti regali niente! 

Tonico viso fortificante Dr.Hauschka
Altro tipo di ingrediente che andrebbe evitato sono i siliconi per lo shampoo; praticamente fanno da tappo e gli impediscono di traspirare e solo in apparenza li faranno apparire morbidi e setosi. Provate però a smettere di usarli per un mese o due...e indovinate cosa succederà? nell'arco di poche settimane il capello avrà espulso l'ultima traccia di silicone rimasto depositato sopra e ritornerà naturale...e lo vedrete sciupato, opaco e tutto secco! quindi è inutile ingannare noi stessi e gli altri con gli shampoo ai siliconi, è molto meglio prendercene cura con lavaggi delicati e dei prodotti trattanti di buona qualità. Così saranno sani e belli senza trucco né inganno! 

Siero viso all'acido ialuronico Maison Bio
Nei prossimi post vi parlerò dei nemici contenuti nell'INCI dei cosmetici in maniera più approfondita e soprattutto vi parlerò della mia esperienza personale, perché in parecchi casi mi sono trovata benissimo con il bio, ma in altri casi è stato tutto piuttosto deludente e mi sono arresa a prodotti meno bio ma più efficaci. Non sono una fanatica idealista e non voglio certo andare in giro con i capelli sporchi o le ascelle che odorano di erba di campo! Ci vuole un po' di saggezza e saper scendere ai giusti compromessi. 

Struccante occhi alla rosa alpina Bionova
Intanto guardatevi la carrellata di foto dei miei prodotti bio preferiti. Funzionano benissimo, durano a lungo, alcuni sono economici altri costano un po' di più. C'è tutto un mondo di questa cosmetica e in giro si trovano delle cose che ti cambiano davvero la salute e la bellezza della pelle e dei capelli. 

Scrub copro ai sali minerali del Mar Morto Alma K

giovedì 21 maggio 2015

La briosciona al farro, slurp!



Ho scoperto una torta che è anche una brioche oppure una brioche che è anche una torta...non lo so però sono sicura che è un dolce tra i più buoni del mondo! Oggi vi propongo una ricetta che è perfetta per tutte le ore, sia come colazione sprint che come merenda sfiziosa, il problema è..che finisce subito! A casa è finita in appena un giorno e sono sicura che la rifarò molto presto. Gli aspetti positivi della briosciona al farro è che è bella e davvero molto sana. Contiene infatti tantissima uvetta e frutta secca - che hanno sali minerali e vitamine di altissima assimilazione -, ha il farro che è una farina eccezionale, che contiene tanta vitamina B e un aminoacido essenziale, molto difficile da trovare negli altri cereali, la metionina. Inoltre c'è pochissimo zucchero, appena 50 grammi per tutta la torta, ci pensate? Eppure rimane dolce al punto giusto e resta morbissima e soffice anche il giorno dopo. Insomma, se la Sacher è la mia numero uno, ecco...credo di aver trovato la mia numero due: la Briosciona al farro! Soffice dentro, croccante fuori!

Farina di farro biologica Viviverde Coop: ottima per fare dolci e cibi salati, ricca di vitamine e proteine.
La frutta secca e l'uvetta tutte insieme della Ventura: è buona, croccante e profumata.


Ingredienti: 

250 grammi di farina di farro
120 ml di latte (io ho usato lo Zymil per evitare il lattosio)
50 grammi di uvetta
80 grammi di frutta secca
80 grammi di burro
un cucchiaino di cannella in polvere
10 grammi di lievito di birra o lievito naturale per dolci nella dose descritta dalla confezione
50 grammi di zucchero di canna
un tuorlo d'uovo
un pizzico di sale

Procedimento:

Iniziate a dividere gli 80 grammi di burro in due dosi divise così: una da 50 grammi e l'altra da 30. Tagliatelo a tocchetti e lasciatelo fuori dal frigo almeno per un'ora per farlo ammorbidire. Ora preparate l'impasto: In una terrina ponete farina e lievito, il latte tiepido, un cucchiaino di zucchero, 50 grammi di burro a tocchetti, un tuorlo e un pizzico di sale. 


Mescolate con un mestolo di legno e poi lavorate l'impasto con le mani come se fosse una pizza per 5 minuti (oppure usate l'impastatrice). Fate una palla, coprite con un telo umido, mettete a lievitare per un'ora nel forno spento. Intanto preparate il ripieno. 





Mettete in ammollo, in acqua tiepida, l'uvetta. Tritate a pezzi grossi e medi la frutta secca; io ho dato alcuni colpi di batticarne e poi ho tritato con un coltello. 


Fate la crema: in una ciotola montate a crema il restante burro (erano 30 grammi) con lo zucchero di canna e la cannella. Mettete da parte. 



A fine lievitazione prendere l'impasto e stendetelo col mattarello fino a mezzo centimetro di spessore e a forma rettangolare. Distribuite la crema col cucchiaio e versate tutta l'uvetta (che avrete prima strizzato e asciugato!) e i 2/3 della frutta secca. 


Chiudete a rotolo ben stretto. 


Ora praticate un'incisione sul mezzo QUASI fino alla fine (un'estremità deve restare chiusa), come se aveste in mano due lunghe chiome di capelli. E proprio come si fa con i capelli fate una treccia. 


Alla fine girate a formare una ciambella e unite le due estremità. Un po' di frutta secca sborderà e voi rimetterete tutto a posto con un po' di pazienza. Lasciate lievitare per 30 minuti. Infine cospargete la superficie con il 1/3 restante di frutta secca attaccando bene. 



Cuocete in forno pre-riscaldato a 180° per 30 minuti, al massimo 35 minuti se la volete ben dorata. 



                                                                                                         Scarica qui la tua ricetta in PDF!